Volta del coro con la Gloria di Sant’Eufemia

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

La decorazione del coro di Sant’Afra venne realizzata tra il 1754 ed il 1761.

Antonio Mazza si occupò delle soluzioni prospettiche, riuscendo ad unire armoniosamente la parte figurativa con le architetture dipinte, le quali si raccordavano a loro volta con la vera struttura della chiesa.
Carloni dipinse le figure, inscenando una spettacolare Sant’Eufemia che sale in cielo accolta dal Cristo benedicente. Tra nuvole rosa e grigio chiaro ed angeli in volo Eufemia viene portata nel cielo chiaro e sereno.
Sotto di lei corre una finta balconata, dove trovano posto finestre e coppie di colonne in marmo screziato che scandiscono lo spazio in cinque scomparti. Sullo sfondo di ogni scomparto si intravede una finta cupola in scorcio.

Nella parte terminale del coro, in primo piano, si trovano due figure a monocromo dorato che rappresentano le virtù teologali, la Fede con la croce e l’eucarestia e la Carità.
Sopra le belle architetture del Mazza si posano gruppi di putti e angioletti: alcuni si librano in volo e suonano strumenti musicali per celebrare la festa celeste per Eufemia, scortata verso il Paradiso e riconoscibile dalla palma del martirio.

Ogni figura si lascia ammirare da sotto in su. Tipiche del Carloni sono le linee frastagliate che delimitano il contorno dei personaggi a generare una superba tensione al movimento di derivazione barocca.

BREVE STORIA DELL’ARTE DELLA QUADRATURA PROSPETTICA A BRESCIA
La decorazione del coro di Sant’Afra si può considerare il punto di arrivo della grande arte della Quadratura che nasce a Brescia nel Cinquecento. Per conoscerne lo sviluppo si deve partire dalla volta della chiesa di Sant’Agata che paragonata al coro di Sant’Afra mostra il cambiamento di gusto tra Seicento e Settecento, riguardo al quel fantasioso tipo di decorazione detto appunto Quadratura.
I fratelli Rosa, Tommaso Sandrini e Ottavio Viviani sono i grandi sperimentatori che influenzeranno la moda bresciana. Pietro Antonio Sorisene, loro probabile allievo, decorò nel 1683 il soffitto della volta in Sant’Agata con il collega Pompeo Ghitti, rispecchiando il gusto del loro periodo: monumentalità, imponenza, teatralità. Il loro capolavoro rappresenta la conclusione della quadratura tipicamente bresciana. Successivamente si faranno sentire influenze esterne, anche grazie all’arrivo in città di artisti bolognesi, lombardi e veneti.
Nel Seicento le vere protagoniste erano le sovrabbondanti architetture in prospettiva, mentre le figure venivano relegate nello spazio centrale, tutto sommato modesto se paragonato alle strutture illusionisticamente dipinte come fastosa cornice. Nel Settecento invece tutto diventa più arioso e leggero.
Questa nuova levità e dolcezza è evidente nella volta del coro di Sant’Afra.
Con l’inizio dell’Ottocento, i cambiamenti estetici, spirituali e politici porteranno al declino del genere della Quadratura.

MAZZA E CARLONI:
Di Antonio Mazza non si conoscono notizie biografiche. Ben diverso è il caso di Carlo Carloni, pittore di grande fama e ben remunerato durante tutta la sua attività. Egli nacque nel 1686 a Scaria in Val d’Intelvi, nella provincia di Como e vi morì nel 1775. La sua era una famiglia di architetti e stuccatori molto apprezzati, già attivi n Germania ed Austria. Carlo mostrò maggior propensione per la pittura e divenne allievo di Giulio Quaglio, anch’egli proveniente da una famiglia di validi pittori. Quaglio gli insegnò la tecnica ad olio e l’arte dell’affresco. Successivamente Carlo completò la sua formazione a Venezia.
Iniziò quindi a lavorare in Austria per principi, nobili ed ecclesiastici ed ottenne successi e consensi, che contribuirono a creare la sua ottima reputazione. Lavorò poi nella Germania Meridionale e nel nord Italia.
Giunse a Brescia dopo la metà del secolo, quando secondo gli studiosi aveva ormai superato il suo periodo rococò. Tuttavia, non perse mai una certa tendenza all’estrema decorazione, all’esuberanza, al capriccio, alla teatralità, alle figure mosse dalle linee di contorno frastagliate.
Carloni lavorò molto a Brescia e provincia ed è un pittore che va sicuramente conosciuto e valorizzato. Altri suoi capolavori si possono ammirare nella volta della chiesa di Santa Maria degli Angeli in città (1754- 1755), nelle parrocchiali di Orzivecchi e Manerbio, a Malegno, a Castrezzato e San Felice del Benaco, a Villa Lechi a Montirone, nel palazzo Martinengo Salvadego e in vari altri palazzi nobiliari.

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