Visitazione di Maria ad Elisabetta

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

L’opera è un olio su tela, realizzata da Callisto Piazza. Callisto è membro di una famiglia di bravi pittori attivi a Lodi nel XVI secolo. Callisto fu un fecondo artista, abile nei ritratti, sensibile alle influenze dello stile ferrarese e del Romanino e reso più ordinato dall’esempio di Moretto.

Callisto Piazza conobbe Romanino a Cremona, mentre aiutava il padre Martino nel collaudo strutturale degli affreschi che il nostro pittore aveva concluso nel Duomo. Probabilmente grazie a questa conoscenza maturò la decisione di trasferirsi a Brescia, che in quegli anni era uno dei più vitali crocevia artistici dell’area padana. Callisto è attestato a Brescia dal 1523 e non è escluso che in qualche occasione abbia collaborato con Romanino e Moretto. La loro influenza è evidente in questa Visitazione.

La committenza dell’opera è forse privata; potrebbe essere stata la famiglia Calchera che da nome alla zona e alla chiesa a richiedere la pala d’altare. Callisto tra il 1523 ed il 1525, periodo al quale si fa risalire l’esecuzione dell’opera, è molto richiesto, quindi è logico ritenere che fu apprezzato da subito non appena giunse nella nostra città.
La scena raffigurata nella tela mostra l’incontro tra Maria e sua cugina Elisabetta in prossimità di una casa, mostrata a sinistra.

In quei giorni Maria si mise in viaggio e raggiunse in fretta un villaggio che si trovava nella parte montagnosa della Giudea. Entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino dentro di lei ebbe un fremito, ed essa fu colmata di Spirito Santo e a gran voce esclamò: Dio ti ha benedetta più di tutte le altre donne, e benedetto è il bambino che avrai.
(Luca 1, 39-42)
Nel Rinascimento il saluto tra le due donne è spesso descritto come un affettuoso abbraccio, accomunate dal fatto che entrambe partoriranno un figlio frutto di un miracolo. A sinistra Elisabetta, molto più anziana e con alle spalle il marito Zaccaria, va incontro alla giovane cugina. Dietro Maria si vede un gruppo di ancelle delle quali una guarda verso noi spettatori. Sopra la testa di quella all’estrema destra converge il punto di fuga della costruzione prospettica della scena. Callisto sceglie quindi di ottenere profondità attraverso la linea obliqua secondo la quale si dispongono le architetture e giocando sul semicerchio che si crea osservando la disposizione delle figure umane.

I piedi di Maria ed Elisabetta poggiano sulla nuda terra punteggiata da piantine indagate e descritte con minuzia. Le vesti di tutti i personaggi hanno consistenza e piacevoli tonalità cangianti, tra le quali il rosso vino ed il verde oliva spiccano magnificamente. Le figure sono solide e monumentali, modellate con grande concretezza fisica sotto gli ampi panneggi dei vestiti, i loro visi non stereotipati, né idealizzati.

L’intera scena è caratterizzata da scioltezza profana e dal naturalismo: ci troviamo spettatori di un incontro privato, immortalato nell’attimo del tenero incontro tra due donne comuni, divenute speciali.
Dopo Brescia Callisto andò a lavorare in Val Camonica, nei paesi di Erbanno, Borno, Esine e Cividate Camuno, mostrando negli affreschi un senso narrativo simile a quello del Romanino, quindi popolare ed immediato, invece nelle pale d’altare rimane più vicino ai modi del Moretto. In seguito agli anni bresciani il pittore si traferì a Crema, dove si sposò, e a Milano, viaggiando anche in altre zone della regione.
La bottega dei Piazza si estinse a fine Cinquecento con i figli di Callisto.

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