Trionfo di Maria e i Santi

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

La tela ad olio è datata intorno al 1530. Alcuni studiosi la collocano prima, nel periodo giovanile di Moretto, che ci lascia il suo nome scritto su un cartiglio posto ai piedi di Sant’Agostino.

Da uno scenografico drappo si affaccia Maria col Bambino tra i Santi Giovanni Evangelista e Battista, i due titolari della chiesa, Agostino e Agnese, i due protettori speciali della Congregazione dei Canonici Regolari Lateranensi, i quali officiavano la chiesa e abitavano nel convento annesso. Le due mezze figure di frati oranti in basso sono probabilmente Innocenzo e Giovanni Casari, i due fratelli committenti e canonici di San Giovanni. Compaiono anche nella lunetta con l’Incoronazione della Vergine posta nella cappella del Santissimo Sacramento, sempre opera del Moretto.

La scena della Madonna in gloria tra Santi è costruita come una Sacra Conversazione. La Vergine è seduta su nubi tra angioletti che le sollevano il manto, mentre sotto i suoi piedi fanno capolino teste di cherubini alati, Maria stringe a sé Gesù che la abbraccia e guarda in basso, dove sono le quattro bellissime figure di santi, dei quali due rivolgono il loro sguardo al cielo e gli altri verso di noi osservatori.

Lo schema della Madonna in gloria e la separazione tra la Vergine e le figure che stanno in basso attraverso una coltre di nuvole sarebbe mutuata dalla Pala Sacco di Paolo Morando, detto il Cavazzola, e dalla Pala di Pesaro di Savoldo, a loro volta debitori di Tiziano e Raffaello.
San Giovanni Evangelista ha in mano il vangelo semiaperto, sul quale leggiamo IN PRI(N)/CIPI(VM) ERAT VERB(VM), ossia l’inizio del vangelo stesso. Sant’Agostino è vestito con ricchi abiti vescovili, Sant’Agnese tiene in braccio l’agnello, suo simbolo distintivo, e San Giovanni Battista indossa pelle di cammello.
Nel cielo verdino solcato da nubi che sfarfalleggiano e nelle figure dei due San Giovanni gli studiosi riconoscono un debole romaninismo. Invece, nei ritratti dei due fratelli Casari e nella monumentalità delle figure dei santi sono già evidenti l’equilibrio e la bravura del Moretto. È favolosa la costruzione dei colori: si parte dai toni chiari dei due frati committenti che sostengono i rossi, i verdi, i gialli e i bianchi candidi che salgono verso il cielo dove è la Vergine tra verdi, viola e rosa.
La tela è custodita in una fastosa soasa in legno della seconda metà del Cinquecento.

Nella lunetta posta in alto vediamo un luminoso Padre Eterno con la colomba dello Spirito Santo e in basso una tempera piuttosto deteriorata che raffigura re Davide caratterizzato dallo strumento musicale e dal libro dei salmi. È strana l’unione di queste tre iconografie tra loro non perfettamente congruenti. Per esempio, insieme alle figure di Dio Padre e dello Spirito Santo ci si aspetterebbe di trovare Gesù crocifisso o coronante la Vergine e non il Bambino tra le braccia della Madre. Estranea alla tematica della sacra conversazione è anche il Davide musico. Forse un tempo quest’ultimo dipinto avrebbe dovuto ornare una cantoria o la balconata dell’organo.

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