Stendardo del Santissimo Sacramento

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

Le due tele sono note come lo Stendardo di Romanino o del Santissimo Sacramento. Sono le due facce di uno stendardo processionale, dipinto da Romanino tra il 1535 ed il 1540 circa.

Gli fu commissionato dalla Scuola del Santissimo Sacramento della chiesa di San Faustino e conservato in origine nella omonima cappella. Era usato in occasione della Festa del Corpus Domini, la quale coinvolgeva l’intera città in una lunga processione festosa.
Dal Seicento la faccia con la Messa di Sant’Apollonio rimase nascosta, perchè lo stendardo fu appeso contro una parete della cappella e sulla parete opposta fu sistemata una copia della Messa, opera di Girolamo Fausti.
Oggi lo stendardo è finalmente ricomposto e restaurato.

La scena della Resurrezione ricorda sia il pannello centrale del Polittico Averoldi, conservato nella chiesa dei santi San Nazaro e Celso, capolavoro di Tiziano giunto a Brescia nel 1522, sia la scena di analogo soggetto, opera di Albrecht Durer, contenuta nella Grande Passione (1497- 1510).
Il Cristo è raffigurato trionfalmente risorto mentre lascia il sepolcro scoperchiato, la tomba ormai vuota è circondata da un gruppo di soldati romani che dormono ignari del grande evento. Sullo sfondo di un cielo nuvoloso spunta l’alba resa con delicati colori.
Il lato con la Messa di Sant’Apollonio racconta un episodio molto noto all’epoca, contenuto nella Legenda de Sancto Faustino e Jovita. Il vescovo Apollonio si trovò una notte privo degli strumenti per celebrare messa. Mentre pregava con Faustino e Giovita, miracolosamente liberati dal carcere dove erano stati rinchiusi, apparvero una tovaglia di lino, le ostie, un calice e quattro lumi.
Romanino mostra il vescovo ed i due santi cavalieri in preghiera, mentre ricevono il Santissimo da due angioletti incensanti, tra la folla di fedeli bresciani in fiduciosa attesa e presenti al miracolo.
La scena è molto simile a quella dipinta sempre da Romanino per la chiesa di Santa Maria in Calchera, circa quindici anni prima; in quest’ultima tela sono però diversi l’ambientazione e gli abiti di Faustino e Giovita, abbigliati da gentiluomini contemporanei al pittore.

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