Sculture del Presbiterio: San Filastrio e San Gaudenzio

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

Lungo le pareti laterali del presbiterio, entro due nicchie, si ammirano le statue raffiguranti San Filastrio a sinistra e San Gaudenzio a destra. Furono eseguite in pietra di Botticino da Antonio Calegari su commissione del cardinal Querini.

I due vescovi rappresentati erano due importanti figure della chiesa bresciana delle origini; d’altra parte, il cardinale Querini era impegnato proprio in quegli anni nel recupero del loro profilo storico e spirituale, oltre a Gaudenzio e Filastrio, il Querini indagò anche la storia dei vescovi Ramperto e Alemanno.
Querini desiderava che le due statue riuscissero nobili, spiritose e naturali e ritenne Antonio Calegari, che già godeva di ottima fama, l’artista adatto al suo progetto. Le statue sono firmate e datate 1739 sul basamento.
Il Calegari seppe infondere alle due figure una forte animazione ed un’incredibile vitalità nei volti seri e solenni. Le mani in particolare sono altamente espressive: Filastrio con la destra regge l’ampio piviale, mosso da panneggiature cartacee debordanti, e alza la sinistra, puntando il dito con decisione. Gaudenzio invece ostenta il grande libro che contiene i suoi scritti e che il Querini stava riordinando nella prima edizione critica.

Le superfici delle statue sono mosse in un’enfasi tipica della scultura settecentesca di gusto baroccheggiante ed i passaggi chiaroscurali esaltano lo svolazzo dei tessuti, i volti e le mani.
Il significato simbolico delle due statue è chiaro: Filastrio sta indicando la pala d’altare con l’Assunta e rappresenta la fede, Gaudenzio con il libro in mano rappresenta la dottrina.

MONUMENTO AL CARDINALE QUERINI
Angelo Maria Querini fu un uomo di chiesa molto erudito. Eletto nel 1727 vescovo di Brescia, lasciò alla città un’eredità spirituale e culturale di grande importanza. Per celebrare la sua figura di magnate, in quanto spinse per la ripresa della costruzione del Duomo Nuovo, nel 1737 i Deputati alla Fabbrica del Duomo fecero erigere una lapide commemorativa posta sotto la nicchia che ospita San Gaudenzio lungo la parete destra del presbiterio.
L’epigrafe su marmo nero di paragone è incorniciata da una drappo giallo in marmo di Verona, panneggiato morbidamente in funzione di padiglione. Due putti alati sostengono il drappo e reggono la croce arciepiscopale a sinistra ed il pastorale a destra, entrambi in bronzo dorato. Gli angioletti marmorei ed il drappo sono attribuiti alla mano di Antonio Calegari.
Sopra il nucleo centrale un rocchetto in marmo grigio sorregge il busto del cardinal Querini, in marmo di Carrara, posto entro un ovato in marmo rosa. Il busto è opera di Bartolomeo Pincellotti (XVII- XVIII secolo), artista di buon mestiere, che lavorò soprattutto a Roma.
Il testo dell’iscrizione è distribuito su 19 righe ed esprime la riconoscenza dei bresciani verso il Querini che tanto si prodigò per la fabbrica del Duomo e per il suo ornamento.

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