San Girolamo e Santa Dorotea adorano Gesù nel sepolcro

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

Si tratta di una tela a tempera, datata al 1520- 1521 e posta sopra l’ingresso laterale sinistro della chiesa.

Fu probabilmente commissionata dalla Confraternita del Divino Amore, nata a Genova con fini di ascetismo e carità e attiva anche a Brescia nel XVI secolo. La più famosa compagnia del Divino Amore fu quella di Santa Dorotea in Trastevere a Roma, che ebbe tra le sue fila anche San Gaetano da Thiene.
I due santi raffigurati nell’opera in effetti non rientrano nella tradizione devozionale della nostra chiesa cittadina. La confraternita invece era legata al loro culto: l’elezione del priore avveniva nel giorno della festa di San Girolamo e questo spiega l’inusuale accostamento tra lui e Santa Dorotea.
Non si sa quando né perché la tela giunse in questa chiesa, ma nella prima metà del Seicento era già presente, poichè Faino la vide e la commentò.
Il Redentore siede sopra il bordo del sepolcro scoperchiato, reso in prospettiva, quasi incastonato nella roccia retrostante, con uno degli angoli posizionato proprio al centro della composizione, espediente che conferisce profondità alla scena congestionata dalle tante e grandi figure e la divide in due spazi. A sinistra vi è San Girolamo e a destra Santa Dorotea, entrambi genuflessi. Dorotea porta in mano una delicata corona di rose, ricordata come fanciulla di grande saggezza e purezza di cuore.

Le rose sono legate alla sua vicenda: si racconta che prima di essere decapitata chiese di pregare e in quel momento comparve un ragazzino con un cestello con tre rose e tre mele che Dorotea fece recapitare al suo persecutore Teofilo. Girolamo invece tiene nella mano destra un sasso, suo tipico attributo, col quale simbolicamente si percuote il petto. È vestito da eremita, poiché visse diversi anni come tale, ma fu anche grande studioso ed è a lui  che si deve la prima traduzione della Bibbia in latino.
I due Santi guardano dolenti Gesù, dietro al quale di staglia una croce perfettamente frontale, ma tagliata in alto, ed una parete dai bordi aguzzi, che lascia intravedere un paesaggio spoglio in lontananza.
La scena appare nel complesso severa e cupa per l’uso di colori terrosi e spenti, ben lontani dalle preziose e vivaci cromie normalmente espresse da Moretto nelle sue grandi pale d’altare. Il corpo di Gesù in particolare è descritto mostrando la sofferenza del martirio che non è ancora del tutto scomparsa. L’opera doveva essere pensata per una devozione intima all’interno della confraternita, presso un piccolo altare nel loro oratorio.
Questa tela risulta essere una buona opera giovanile di Moretto, sobria e commossa, caratterizzata da unità compositiva pur nella ricchezza degli elementi che compongono la scena. Già si vede la monumentalità delle figure morettesche, sebbene qui i panneggi siano trattati con semplicità attraverso poche ampie pieghe.

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