Sacra Famiglia

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

Questa pala d’altare è opera di Francesco Lorenzi, di origine veronese, pittore validissimo, che faceva parte di quella nutrita schiera di artisti che nel Settecento giungono da Verona e Venezia, chiamati dalla nostra committenza privata ed ecclesiastica.

Brescia era un fiorente mercato per questi forestieri, buona parte dei quali oggi risultano quasi sconosciuti.
L’opera si data tra il 1759 ed il 1760. Certo è che nel 1762 il dipinto è pagato. Raffigura la Madonna con Bambino in trono tra i Santi Giovanni Battista fanciullo, Gioacchino, Giuseppe, Anna e due angeli. Si tratta quindi di una Sacra Famiglia. In alto si vede il Padre Eterno in gloria, che veglia sulla Famiglia. La bella architettura di sfondo ricorda le fantasiose quinte ideate dal Veronese e serve al Lorenzi solo come decorazione, per arricchire di dettagli la scena e darle profondità.
Molto umana è la graziosa Madonna, che guarda amorevolmente San Giovanni ed accoglie i due bambini tra le sue braccia. È coperta di spesse vesti, costruite con l’uso del chiaroscuro e del colore, che degrada in sequenze della stessa tonalità. Il chiaroscuro cesella anche gli angeli a sinistra ed il San Gioacchino a destra. Gioacchino ed Anna sono i genitori di Maria. Non è molto diffuso vederli raffigurati nella Sacra Famiglia.
Sono belli e caratterizzati tutti i volti dei personaggi. Le loro pose sono studiate: per esempio le mani di Giuseppe ed Anna sono in linea con la mano sinistra di Gesù, protesa verso Giovanni, il quale tocca il piede del Bambino. Questa teoria di gesti che si congiungono unifica la scena e porta l’occhio dello spettatore esattamente dove deve guardare.
I colori e lo schema piramidale del gruppo sono di derivazione tiepolesca. Infatti, il Lorenzi sarà per cinque anni allievo di Giovanbattista Tiepolo, ultimo grande interprete della pittura veneziana e secondo alcuni dell’intera tradizione pittorica italiana. Le figure molto solide sono invece classicheggianti e derivano da influssi veronesi legati ai modi di Antonio Balestra, che tornato da Roma, aveva importato il gusto per il monumentale, l’accademico ed il classico. In altre parole, a Verona, seppur così vicina a Venezia, andava di moda un pittura diversa da quella del Tiepolo. E Lorenzi è un po’ atipico: cresce a Verona, dove dilaga una cultura antiveneziana, quasi pre- neoclassica e vi importa il tiepolismo appreso durante il suo apprendistato. Fu poi abile nell’unire le due tendenze. In lui il cromatismo acceso e gli schemi del Tiepolo si fondono con un gusto più accademico e pacato. Lorenzi sarà spesso in competizione con Cignaroli, anche lui di Verona, e nella chiesa di San Lorenzo sono messe a confronto due loro opere, realizzate quasi negli stessi anni. Cignaroli svetta sull’altare maggiore e dialoga con il suo concittadino in un confronto artistico senza fine.
Questa tela del Lorenzi è considerata il suo capolavoro.

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