Pala dell’Assunta

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

“Il coro di detta chiesa è molto grande di fabbrica e molto antico, ma assai bello. Vi è la grande pala a olio dipinta con l’Assunzione della Beata Vergine con gli Apostoli di mano di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, bresciano. È cosa bellissima e studiata. Questo virtuoso (Moretto) è stato uomo di grande valore e imitatore di Raffaello d’Urbino.”

(Bernadino Faino, Catalogo delle chiese di Brescia, 1669- 1673)

Questo olio su tela di 372 x 310 cm è una delle opere più fortunate ed ammirate del Moretto, tanto che se ne fecero copie e varianti. L’iconografia dell’Assunta venne codificata nel XIII secolo sui rilievi scultorei delle cattedrali gotiche. Uno degli antecedenti in pittura più famosi è l’Assunta di Andrea Mantegna, conservata nella cappella Ovetari a Padova (1453-1457). Mantegna dipinge in alto la Madonna ed in basso gli Apostoli rivolti a lei, così come fa Tiziano nell’Assunta dei Frari a Venezia (1516-1518): Maria con le braccia sollevate ha sul volto un’espressione di rapimento mistico, mentre in basso gli Apostoli guardano la scena con agitazione secondo un impianto dinamico e naturalistico.

Come nella tradizione compositiva delle pale d’altare di Moretto, una coltre di nuvole divide la composizione in due piani. Sopra tutto vi è la Vergine: guarda in alto, serena, composta, pronta a ricevere la beatitudine eterna; è alta, cilindrica, dalle vesti scanalate come una solida colonna, le mani affusolate sono raccolte sul petto. Questa tipologia di Madonna è spesso ripetuta nelle sue opere: è vestita di rosso, il colore della carnalità umana, e ricoperta di un manto dalla preziosa stoffa cangiante che insieme al bel velo bianco sono mossi da una sorta di brezza divina. Attorno a lei quattro angeli sbucano dalle soffici nuvole e dietro di loro una moltitudine di altri angioletti è immersa nella brillante luce eterna, che sale divenendo un arcobaleno, forse una trasformazione moderna della mandorla medievale.

Al di sotto di questa scena divina vi sono gli Apostoli, scomposti in gesti disparati e frenetici, sono i rappresentanti di un’umanità che assiste meravigliata, un poco spaventata, al mistero dell’Assunzione in cielo di una donna, che è la Madre di Cristo. Gli Apostoli si guardano e si parlano e pare di udire le loro voci concitate, dietro di loro si apre un cielo sereno.

La collocazione spaziale è ridotta al minimo, quasi ad appiattire l’immagine; non vi sono riferimenti architettonici, tranne un paio di gradini di una struttura non meglio identificata, acentro, in basso tra i piedi degli Apostoli. Tuttavia, l’opera appare armonica e carica di quel pathos senza eccessi che è vera firma di Moretto.

Una curiostà: la testa di San Pietro, l’apostolo centrale, non è di mano del Moretto. Intorno al 1845, mentre si eseguivano alcuni restauri nel presbiterio, una mattina la tela venne trovata tagliata in corrispondenza di quella testa. Non si scoprì il responsabile del gesto sconsiderato, nè fu possibile ritrovare la parte mancante. Fu allora chiamato il pittore Alessandro Sala a ridipingere la testa il più possibile simile all’originale perduto.

Si ipotizza che Moretto, durante un viaggio a Venezia, possa aver visto l’opera di Tiziano (in lavorazione o terminata) e l’abbia poi tradotta nel “linguaggio” locale.  Non ci sono documenti a tutt’oggi noti che indichino con certezza che questo viaggio avvenne e per alcuni, prima degli anni Venti, l’influenza del Tiziano non è evidente nelle opere del nostro pittore. Più facile ritrovare l’influenza di Bellini e Carpaccio: il primo, specialista nell’uso dei colori caldi e freddi per ottenere profondità e per rendere i personaggi corpi di colore che variano in funzione della luce; il secondo  esperto anche nell’uso della geometria, oltre che del colore, per costruire le forme.

Forse Moretto conoscerà Tiziano solo dopo l’arrivo a Brescia del rivoluzionario Polittico Averoldi, che lo costringerà a confrontarsi con quel portentoso artista veneziano e ad elaborare un proprio linguaggio verso l’equilibrio della composizione e della forma.

Gaetano Panazza e Camillo Boselli (1946) ribadiscono che con quest’opera Moretto passa dalla sua giovinezza alla sua maturità e che questa Assunta sarà il prototipo per numerose Assunte bresciane posteriori. Il Gambosi (1943) invece non è d’accordo: secondo lui Moretto in quest’opera non ha ancora raggiunto l’equilibrio compositivo; a griglia geometrica che Moretto utilizzerà soprattutto dagli anni Trenta è qui presente, ma in forma embrionale, non perfettamente consapevole, strutturata e seguita.

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