Messa di Sant’Apollonio

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

La pala, un olio su tela dipinto intorno agli anni 1521-1523, racconta di un episodio speciale all’interno del fervore religioso bresciano.

Secondo la leggenda, Apollonio, vescovo della città, si trovò una notte privo degli oggetti per celebrare messa. Dopo aver pregato, apparvero una tovaglia di lino, le ostie, il calice e quattro ceri per illuminare. I Santi Faustino e Giovita presero parte all’evento, perché miracolosamente liberati dal cercare nel quale erano stati imprigionati dall’imperatore Adriano. Una variante della leggenda sostiene che Apollonio fu vescovo molti anni dopo la morte dei due fratelli e quindi Faustino e Giovita apparvero invocati dalla preghiera del vescovo, portando con loro tutti gli oggetti necessari per la celebrazione eucaristica.

Nell’opera di Romanino Apollonio è al centro; alla sua destra Faustino regge il calice e Giovita a sinistra il turibolo. L’ostia che Apollonio tiene nelle mani è il centro spirituale e geometrico della scena.
I quattro personaggi inginocchiati in primo piano rappresentano il popolo bresciano raccolto intorno alla mensa eucaristica, partecipando alla celebrazione con raccoglimento e contemplazione. Sono in realtà gli eredi Feroldi, legati per testamento a far realizzare quest’opera da collocare proprio nella chiesa di Santa Maria in Calchera.
In secondo piano dietro ad Apollonio un dipinto appeso chiude la scena: raffigura la Deposizione di Cristo con Maria che lo sorregge, San Giovanni a sinistra e la Maddalena a destra più una quarta figura mantata di bianco che assiste dolente. Si tratta di un quadro nel quadro, una finzione raffinata che dà grande vividezza alla scena, unita al fatto che i personaggi indossano abiti contemporanei a Romanino. Tutto ciò rende attuale l’evento sacro e lo avvicina alla sensibilità dello spettatore dell’epoca. Dietro al quadro con la Deposizione si apre nel buio uno spazio del quale non possiamo percepire del tutto la vasta profondità.

Il tema eucaristico proposto da Romanino in questa articolata scena aveva ripreso vigore dopo la predicazione di Bernardino da Feltre, presente a Brescia nel 1493. Inoltre, nel 1512, durante il terribile Sacco di Brescia ad opera delle truppe francesi, un sacerdote venne ucciso in Santa Maria in Calchera mentre stava celebrando messa. La mitica messa celebrata da Sant’Apollonio è quindi un pretesto per evocare una nuova devozione verso l’eucarestia che è corpo di Cristo, la quale era già stata stimolata da questi eventi.
Romanino si dovette confrontare con una commissione cittadina che sarebbe stata esposta in pubblico, attinse quindi dal proprio repertorio classicheggiante, usando un linguaggio elegante e misurato, certo che avrebbe incontrato il gusto di tutti. Il risultato è questa pala che è tra le più elogiate della sua produzione, lodata in tutte le guide di Brescia. Splendidi sono i colori degli abiti, gli atteggiamenti rispettosi dei presenti, le loro fisionomie varie e vivaci. Nella solenne figura di Sant’Apollonio, centrale e verticale come una solida colonna, e nel gesto delle sue mani si riassume l’intero significato dell’opera.
È curioso notare che diversi nostri antichi cronisti non riconoscevano i Santi Faustino e Giovita nei due sacerdoti posti ai lati di Apollonio. Il Faino, per esempio, e così pure l’Averoldo che scrive nel 1700:
Alla di lui diritta un sacerdote in piedi col calice, dietro a questi un giovane in atto di meditare si alto mistero; alla manca un chierico con la dalmatica impugna l’incensiere.
Nel XIX secolo i due Santi fratelli vennero finalmente identificati, tornando a partecipare attivamente alla leggendaria messa di Sant’Apollonio.

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