La gloria dei santi Faustino e Giovita

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

Fu fastosamente dipinta da Tommaso Sandrini con prospettive architettoniche barocche. Al centro la parte figurata con la Gloria dei Santi Faustino e Giovita è di Antonio e Bernardino Gandino, ai quali sono attribuiti anche i monocromi con le storie dei due Santi. Lungo le pareti della navata, sopra le colonne binate, ci sono altri quattro riquadri a monocromo con episodi della vita dei due santi cavalieri di Camillo Rama.

Questa chiesa è fabbrica nuova di ordine dorico con tre navate, la di mezzo assai grande, le laterali mediocri. Il volto maggiore è dipinto di prospettiva dal Sandrino, fatto benissimo e nel mezzo un quadrone con dipintovi una gloria di Paradiso con i due Santi in aria riveriti dalla Santissima Trinità, cosa fatta bene. Alcune figure di chiaro e scuro in compartimenti sono del Rama.
(Bernardino Faino, Catalogo delle chiese di Brescia, 1669- 1673)

La spettacolare decorazione pittorica della navata centrale è opera di Tommaso Sandrini (o Sandrino) (1575-1630) per le finte architetture in prospettiva, e di Antonio (1565-1630) e Bernardino Gandino (1587-1651), rispettivamente padre e figlio, per le figure.
Il contratto di ingaggio risale al 1626 ed i lavori durarono tre anni.

Sandrini realizza una balaustra continua, sorretta da mensoloni, sulla quale poggiano barocchissime colonne tortili, le quali reggono una trabeazione a dentelli ed un soffitto che al centro si apre, mostrando la Gloria dei Santi Martiri Faustino e Giovita che salgono verso un cielo azzurro per essere accolti in Paradiso, opera dei Gandino.
Sandrini inizia il suo apprendistato a undici anni presso la bottega di uno scultore del legno aggiornato verso le nuove tendenze barocche, di nome Giuseppe Bulgarini. Egli eccelleva come costruttore di apparati architettonici, era abile nelle invenzioni prospettiche e compositore, così, fin da giovanissimo, imparò a destreggiarsi con la prospettiva, gli scorci e le architetture decorative. Lavorò a Brescia e provincia, in Emilia e a Padova. A Brescia ebbe sempre commissioni di notevole prestigio. Morì nella grande peste del 1630.

Le colonne tortili che qui utilizza con grande libertà sono sempre state apprezzate in tutte le epoche della storia dell’arte, tranne che durante il Rinascimento, quando si preferì recuperare il modello della colonna classica, liscia o scanalata. La leggenda racconta che colonne tortili adornassero il Tempio di Salomone, costruito per volontà divina nel X secolo a.C. a Gerusalemme e che da esso provenga il modello di tale colonna, detta anche salomonica.
Antonio Gandino pare fosse stato allievo del Veronese, dal quale imparò a realizzare macchinose e grandi composizioni con magnificenza di particolari decorativi. Lavorò soprattutto in ambito locale e morì anch’egli nella peste del 1630, lasciando incompiute varie opere, terminate poi dal figlio Bernardino. Quest’ultimo è considerato meno capace del padre e meno inventivo, ancorato alla forte pittura chiaroscurale che andava di moda nel Seicento.
Nel grande cielo scorciato che si apre al centro della finta architettura della navata si vedono al centro i Santi Faustino e Giovita in candide vesti bianche, mentre salgono in cielo verso la Trinità. Due angeli porgono loro la corona della gloria dopo il martirio. Il Padre ed il Figlio siedono su nubi sorrette da angioletti, mentre lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, è circondato da una luminosa raggiera. Dietro la Trinità è in festa una moltitudine angelica, immersa in una diffusa luce dorata.
Intorno e al di sotto dei due Santi Patroni suonano festosi altri angeli. Si vede un piccolo organo, una cetra, una viola ed altre tipologie di antichi strumenti a corda.

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