Elemosina di San Guglielmo

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

È la pala del Paraticum Pistorum, ossia dei fornai, ed è opera di Francesco Savanni (1723-1772) del 1753.

La tela è complessa e ricca di figure che ascendono dalla dimensione terrena dove si trova San Guglielmo, il quale offre del pane ad un mendicante sulla sinistra, al cielo dove è Dio Padre con Maria bambina e Sant’Anna, sovrastati dalla colomba dello Spirito Santo. Nella fascia centrale vediamo santi e sante dell’ordine francescano.

Tra San Guglielmo, colto in un gesto di carità, ed il povero vi è un giovanissimo garzoncello, simile ad un morbido putto, che regge un paniere colmo di pane. Dietro il Santo sulla destra della tela la Carità spirituale si mostra nell’atto di battezzare un uomo di colore da parte di un francescano, forse Francesco Solano, missionario ed evangelizzatore in Sud America.
Dietro a Guglielmo e al frate, posti uno di schiena all’altro, si dispiega una schiera di Santi e Sante dell’ordine, i quali portano lo sguardo verso l’alto dei cieli in adorazione. Si riconoscono San Bernardino con la luce sul capo, a ricordo della stella apparsa mentre predicava a L’Aquila nel 1439, e San Ludovico in abiti pontificali. A destra vi sono tre monache ed una terziaria che regge in mano una corona regale: potrebbe trattarsi di Elisabetta d’Ungheria, protettrice delle Terziarie.
Tra i due gruppi di Santi un angioletto mostra l’immagine del Cristo coronato di spine, che è il mediatore tra cielo e terra.
Il gruppo in alto, infine, è stato identificato come la rappresentazione di Sant’Anna che presenta Maria bambina a Dio Padre.
La tela è fantasiosa e piacevole. La critica contesta una certa mancanza di profondità, poichè la scena si svolge quasi del tutto tra le nuvole. Il pittore si è dovuto confrontare con la necessità di inserire molte figure, volute dalla committenza, in uno spazio piccolo; inoltre, gli abiti dei santi imponevano una gamma cromatica abbastanza limitata alla quale ha cercato comunque di ovviare inserendo molte sfumature, alcune delicate, altre più squillanti.
Il Savanni fu allievo di Antonio Paglia e di Francesco Monti. Si ispirò poi a Tiepolo e Pittoni. Dotato di talento per la pittura ed apprezzato più al suo tempo che dalla critica moderna, morì in miseria a 49 anni.
In precedenza la cappella era dedicata a San Bernardino e poi a San Diego, il cui culto oggi si trova nella settima cappella della navata destra.

Davanti alla cappella vi è la tomba di Costanzo Antegnati con un simbolo piuttosto abraso sopra il nome, forse un organo per ricordare la più famosa famiglia di organari di Brescia. Costanzo, oltre che costruttore di organi, fu organista della Cattedrale di Brescia dal 1584 al 1619, autore del celebre opuscolo L’arte Organatica, nel quale fornisce notizie storiche sull’arte organaria nel nord Italia, cataloga gli organi fabbricati dalla sua famiglia, 25 in città e 35 fuori, e dà indicazioni su come utilizzare questi strumenti. Eglì morì nel 1624. Nella tomba sono sepolti diversi esponenti della famiglia Antegnati.

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