Deposizione

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

Nel 1498 la Confraternita del Santissimo Sacramento di Sant’Alessandro, la terza più antica di Brescia, ottiene la concessione di questo altare dedicato al Corpus Domini e della sepoltura. La cappella fu affrescata da Lattanzio Gambara e l’altare ornato dalla magnifica Deposizione di Vincenzo Civerchio, dipinta nel 1504.

Nel 1645 Carlo Carra fu incaricato di eseguire il paliotto, ossia la parte frontale di un nuovo altare eretto grazie a generose elemosine. Nel 1661, Carlo, con il fratello Giovanni, firmano l’accordo per la realizzazione del tabernacolo.
Durante il XVIII secolo la cappella fu rimaneggiata con l’apertura di una finestra a mezzaluna ed il restringimento della cappella stessa. Nell’euforia dell’ammodernamento si pensò anche ad una nuova pala d’altare, per cui venne chiamato Sante Cattaneo a dipingere un’Ultima Cena. Pare che sia stata eseguita perché viene citata in un paio di documenti ma se ne sono perse le tracce.
L’opera di Civerchio, che rimase al suo posto, è un olio su tavola firmata e datata: VINCENTIUS CREMEN MDIIII.
L’autore, nato a Crema, lavorò molto a Brescia e provincia, è documentato nella nostra città sin dal 1491. La sua pittura fu influenzata dal Foppa ed ebbe ripercussioni sulla generazione di artisti bresciani più propriamente rinascimentali come Moretto, Romanino e Savoldo. Studiò anche le stampe dei pittori nordici, come fecero altri artisti a lui contemporanei nel nord Italia che percepiamo nel dolore esasperato evidente nella scena e nei ritratti taglienti dal contorno nervoso. In primo piano il corpo pallido di Gesù è sorretto da Maria e dalla Maddalena. Dietro di loro da sinistra vediamo Sant’Alessandro, un personaggio con aureola identificato con Adamo (ma potrebbe trattarsi di Sant’Onofrio) e San Paolo, i quali partecipano con evidente emozione al triste momento. Sant’Alessandro sorregge il capo di Cristo, tra lui ed Adamo è posata la corona di spine.
Alle loro spalle si apre un aguzzo paesaggio roccioso che si conclude a sinistra con le architetture di una città e a destra con l’ampia veduta del Golgota dove i soldati sono indaffarati intorno alle tre croci e i due ladroni sono ancora appesi. La vitalità delle macchiette che popolano la crocifissione sullo sfondo ricorda esempi ferraresi. Il paesaggio ha un’ampiezza nuova, un’importanza quasi pari alle figure umane e questo denota influssi veneziani. A sinistra dietro i personaggi principali si vede la porta del sepolcro aperta, preludio alla resurrezione di Cristo.
La luce colpisce da destra ed insiste in particolare sul corpo di Gesù accentuandone l’effetto di morte.
Nella predella osserviamo altri episodi della vita di Cristo: l’incredulità di San Tommaso, il Noli me tangere e l’Incontro sulla via di Emmaus. In questi piccoli capolavori predomina il paesaggio e luce e colore si fondono nei bei verdi.

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