Crocifissione di Gesù

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

La pala d’altare della cappella del Crocifisso è dipinta da Pietro Ricchi, detto il Lucchese, originario di Lucca, vissuto tra il 1606 ed il 1675.

Il Carboni descrive brevemente questo suggestivo dipinto, posto un tempo insieme al Compianto sul Cristo Morto di Girolamo Romanino, oggi a Venezia.
Datato intorno al 1646, l’opera si inserisce nella produzione di paesaggi notturni della pittura lombarda del Seicento, mostrando il nero della notte con una certa esasperazione. Ma non appena l’occhio si abitua al fondo nero, si colgono particolari che emergono, illuminati da colate di luce: i due teschi ai piedi della croce e la cavalcata dei notabili, aguzzini e soldati a sinistra in secondo piano, resi visibili dalla luce infuocata di un improbabile tramonto. Tra la croce e questo gruppo, infossata in una valle sta la città di Gerusalemme.
L’occhio dello spettatore è senza dubbio catturato dal corpo di Gesù appeso alla croce, mezzo in luce e mezzo in ombra. Contrasti di colore violenti rendono doloroso e allo stesso tempo ricco di dignità questo Gesù, la sua aureola irradia un chiarore diffuso che stacca il suo profilo dal buio e ci fa vedere il capo tragicamente reclinato.
Del pittore si sa che lasciò giovanissimo la natia Lucca e che ebbe diversi maestri: Ippolito Sani in gioventù, Domenico Passignano quando si trasferì a Firenze e Guido Reni a Bologna. Soggiornò anche a Roma ed in Francia, dalla quale dovette andarsene in seguito ad un duello con un gentiluomo. Risiedette poi a Milano, Brescia, sul Garda, in Trentino, a Padova, a Venezia ed infine a Udine, dove morì. Mostra una formazione tardomanierista, un periodo anticlassico, un gusto naturalistico, quindi fu un artista decisamente vario e multiforme.

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