Cena in casa di Simone il Fariseo

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

La tela ad olio è un’opera tarda di Moretto, datata tra il 1550 ed il 1554. In essa si manifesta la fisionomia della pittura lombarda del Cinquecento, indirizzandola verso le soluzioni di aderenza alla relatà e di luce che diverranno famose con Caravaggio.

La pala all’altare della Maddalena no troppo grande ma cosa degnissima del Moretto, fintovi la cena di Simone Fariseo con la Maddalena ai piedi di Cristo. Cosa stupenda e molto studiata. (Bernadino Faino, Catalogo delle chiese di Brescia, 1669- 1673)
Ormai dagli anni Quaranta Moretto, uomo già profondamente religioso, indaga le istanze controriformistiche, dedicandosi a soggetti di tema eucaristico. Tale soggetto è simboleggiato nella splendida natura morta costituita dalla tavola coperta di stoffa bianca sulla quale si vedono il pane spezzato, il calice di vino ed i resti di un pesce, il quale fin dall’epoca paleocristiana indica Gesù ed il suo sacrificio.
In questa tela Gesù, che è salvezza, amore e misericordia, è a contatto con la miseria umana, impersonata dalla Maddalena inginocchiata ai suoi piedi, che chiede pietà ed la remissione dei suoi peccati. La Maddalena viene variamente indicata come peccatrice oppure come prostituta.
Le parole dell’Averoldo (1700) descrivono bene la seria tragicità della scena:

Ed oh! Fossimo ancor noi tocchi di una vera compunzione, come qui la Maddalena ai piedi dell’adorato suo Signore, per ricavarne la remissione dei peccati, com’essa dalla bocca del Redentore la udì! Cristo invitato dal Fariseo siede alla sua mensa; trapela da quel volto divino con la maestà dell’aria, sovranità ed autorità e con la sinistra, la quale tutta risalta, mostra la penitente di Magdala alle sue pinate protesta; questa, in cui al vivo si scorge l’affanno del cor contrito, nel punto stesso di lavar con le sue lagrime i piedi al Nazareno, prende la chioma per asciugarli, ed indi pronta ad imbalsamarli con l’unguento prezioso. (…) Ma quanto più proprio ed espressivo vi è l’atteggiamento di Cristo! Parmi l’udire dalla sua bocca l’amorevole e dolce riprensione a Simone, e la sentenza assolutoria ai delitti di Maddalena supplicante il perdono.

Lavare i piedi prima di mangiare era un’usanza diffusa nel mondo orientale, quando si camminava a piedi, con scarpe aperte, su strade polverose. Generalmente era il servo della casa di livello più basso ad occuparsi di tale compito. Gesù rimprovera Simone di non aver svolto quel rito, mentre quella donna, ultima tra gli ultimi, peccatrice e reietta, senza timore bacia, lava con le lacrime e profuma con unguenti i piedi del Cristo. Questo gesto di amore le dona la salvezza.

La composizione scenica è molto ampia e costruita con poche linee oblique che danno profondità. Il gesto di Gesù che allarga le braccia unisce le tre figure fondamentali del racconto: con la destra indica la donna ai suoi piedi, con la sinistra si rivolge a Simone, spiegando come e perchè le sia stato concesso il perdono.
I tre personaggi esprimono dignità e sono solenni e monumentali, costruiti con un uso sapiente della luce, dirompente, obliqua e radente. Essa scolpisce le loro masse, dà vigore ai colori dei loro abiti, indaga il volto regale del Cristo, quello dolente della Maddalena e quello teso all’ascolto del fariseo. Fanno da contorno due camerieri che assistono alla scena e l’oste di sinistra che regge in mano un cesto di frutta degno del Caravaggio.
Da notare anche la resa delle stoffe di cui Moretto è capace. Ogni elemento fisico della scena è talmente reale da fuoriuscire oltre la cornice per porsi ad un palmo da noi.

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