Cappella delle Sante Croci

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

La cappella custodisce il Tesoro delle Sante Croci, ossia un tesoro fatto di reliquie preziose come i reliquiari che le contengono. Sono oggetti sacri e di oreficeria, pensati per essere ammirati nei secoli, simboli di fede, ma anche di potere e prestigio.

La cappella ospita sui lati due ampie tele: a sinistra l’Apparizione della croce a Costantino prima della battaglia di ponte Milvio, realizzata da Grazio Cossali nel 1605. Sul lato destro, ad opera di Antonio Gandino, il duca Namo di Baviera che dona alla città di Brescia la reliquia della Santa Croce.
La tela del Cossali racconta un episodio avvenuto nel 312. Nei pressi del Ponte Milvio Costantino e Massenzio si affrontano per il controllo dell’impero romano d’occidente. Costantino invoca l’aiuto di un dio per vincere ed appare in cielo una croce luminosa che reca la scritta “con questo segno vincerai” ed il giorno dopo Costantino vince, portando come insegna la croce. Questa tela è un autentico preludio seicentesco: nel sentimento della luce, nell’amore per il dettaglio e nell’orientamento figurativo. Si realizza una svalutazione del soggetto storico e narrativo che si riduce ad un puro e semplice pretesto per un’invenzione autonoma; invenzione con una precisa inclinazione per l’evocazione di una sorta di avventura. Siamo di fronte a una scena dinamica, d’epica cavalleresca dove il miracolo dell’apparizione della Croce è un’improvvisa folata “fantastica”, dove le increspature di colore si animano, si fanno ribollimento dell’intero tessuto cromatico, che sembra esplodere poi in fiammate abbaglianti o disperdersi in riverberi sfavillanti per sciogliersi in un vapore che investe lo sfondo scorporandolo, agitandone la composizione. Il tutto ben intonato al gusto artistico- letterario del suo tempo ancora imbevuto di reminescienze ariostesche. Certe eleganze ottiche, per esempio il cavaliere in primo piano, inducono a presupporre che il Cossali avesse presente l’omonima opera di Raffaello nelle stanze vaticane.

A far da contrappunto è collocato di fronte il dipinto del Gandino con il duca Namo che dona la reliquia della Santa Croce. L’episodio si colloca nel IX secolo, quando Namo assistendo alla traslazione dei santi corpi di Faustino e Giovita viene risanato dal sangue che inaspettatamente sgorga da essi. Come ringraziamento per la grazia ricevuta si converte ad una fede più autentica e regala a Brescia la preziosa reliquia, che ha avuto lui stesso in dono da Carlo Magno. È questa una tela “costruita”: le figure si dispongono in simmetrie precise, in contrappunti studiati, secondo una sintassi diversa da quella Cossali. Le figure del Gandino recuperano una più densa corposità plastica, si fa più autentico l’avvenimento celebrato e assumono vita propria protagonisti e comprimari, esaltati da una luce strepitosa, che converge su di essi. La leggenda, l’evento miracoloso sono trasfusi e risolti e costituiscono l’aspetto fantastico del discorso compositivo. E si capisce allora che i contemporanei rimasero sorpresi e soddisfatti. Il segno arricciato e curvo vale ad esprimere le ricerche, che il Gandino compie, di una materia pastosa e densa, cui successivamente si dedicherà, e che in questa tela si traduce in dolcissime penombre e in luminosità diffuse. Possiamo cogliere in questa tela un ulteriore rinnovarsi dell’arte del Gandino nella progressiva ammirazione di Jacopo Palma il Giovane. Dietro l’esempio di questo grande pittore, Gandino rinnova la gamma della sua tavolozza, ora orchestrata su tonalità di gialli e di verdi, piuttosto che su dissonanze di rossi squillanti. Dietro l’esempio di Palma ecco lo spalancarsi di un fondale, l’erigersi di architetture ed il diffondersi di un sereno e felice “plen air”. Sembra persino che il paesaggio abbia perso ogni sentore naturalistico, per rifarsi, nella sua dimensione di arazzo, ad una incorruttibile ed aulica felicità cinquecentesca. Le pose contrapposte, i gesti accentuati, la mimica calcata sono una sua interpretazione dell’avvenimento.

Nella cappella si conservavano in origine anche il gonfalone processionale della Compagnia dei Custodi delle Sante Croci ed una tela con Cristo e l’Angelo, entrambe opere del Moretto, attualmente custodite presso la Pinacoteca Tosio Martinengo e sostituite da riproduzioni fotografiche.
La cupola antistante la Cappella reca affreschi del XVII secolo, attribuiti a Francesco Giugno (o Zugno) con episodi della Passione.

La cappella gemella è dedicata al Santissimo Sacramento, non dimenticare di visitarla. Vi sono opere pittoriche bellissime, un antico affresco ed è un luogo di grande importanza spirituale.

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