Cappella del Santissimo Sacramento

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

Il 21 marzo 1521 i Canonici della chiesa d San Giovanni Evangelista di Brescia commissionarono a Girolamo Romanino e Alessandro Bonvicino la decorazione della cappella del Santissimo Sacramento. Così iniziava l’opera pittorica più entusiasmante del Rinascimento bresciano.

Sopravvissuto allo spostamento dell’intera cappella, restaurato in tempi molto recenti, mostra l’abilità di due dei nostri massimi pittori, Moretto e Romanino, che dipingono episodi dell’Antico e Nuovo Testamento all’insegna del tema dell’Eucarestia. Tra il 1521 ed il 1524 i due si incontrarono e si scontrarono in un duello artistico: Moretto sulle orme di Raffaello e Romanino fedele alla sua personale poetica, più graffiante ed espressiva.

In questa chiesa vi è la cappella del Santissimo Sacramento nella quale vi è uno studio di pittura che il Moretto ed il Romanino qui facendo a gara vi hanno posto del buono. La pala dell’altare è cosa antichissima e può passare, dalla parte del Evangelio vi è in alto una mezzaluna grande del Romanino dipintovi nel mezzo un altare con il Santissimo adorato da molta gente, così uomini come donne, cosa buona. In basso due quadri dello stesso con dentro dipinto in uno la resurrezione di Lazzaro e nell’altro la cena in casa di Simone fariseo, nella fascia grande sopra la mezzaluna molti profeti a mezza figura tutti a olio e vi sono due Evangelisti pure del detto Romanino a olio. Alincontro dalla parte dell’Epistola la mezzaluna fintovi il Moretto la Cena di Nostro Signore con gli Apostoli, cosa stupenda e vi si è ritratto. I due quadri in basso in uno la storia della Manna e l’altro Elia e l’angelo del Moretto. Nella fascia grande pure fintovi come alincontro molti profeti e in basso pure due Evangelisticosì ben designati.
(Bernardino Faino, Catalogo delle chiese di Brescia, 1669- 1673)

La cappella fu edificata in una posizione diversa da quella attuale agli inizi del XVI secolo, in seguito alla donazione alla chiesa di San Giovanni di una cappella per la Scuola del Santissimo Sacramento da parte della Famiglia Patini. Fu poi ridotta e modificata nel 1882. La disposizione è ancora quella originale, nonostante le trasformazioni operate dall’architetto Rodolfo Vantini, che inoltre inserì le tele del ciclo in elaborate cornici pseudo-rinascimentali.
Le Scuole del Santissimo Sacramento nacquero a Brescia nel 1493, dopo la straordinaria predicazione del beato Bernardino da Feltre, avevano come scopo accompagnare convenientemente le processioni per il Viatico. In ogni chiesa sorse dunque un altare o una cappella destinata a conservare la presenza eucaristica di Cristo. Molti artisti del Cinquecento bresciano fecero parte di questa Scuola.

La grandiosa opera ad olio su tela eseguita da Moretto e Romanino ha come esplicita tematica l’Eucarestia in un periodo nel quale dal Nord Europa giungevano echi della Riforma luterana, che invece sminuiva la sacralità del rito eucaristico.
Romanino all’inizio di questo cantiere è già un artista maturo ed apprezzato, Moretto invece, di quindici anni più giovane, è alle prese con la sua prima grande occasione. Il primo lavorò alla parte sinistra della cappella con temi tratti dal Nuovo Testamento: la Resurrezione di Lazzaro, la Cena in casa del Fariseo, la Messa di San Gregorio (o Disputa del Sacramento), gli Evangelisti Matteo e Giovanni ed i profeti Isaia, Ezechiele, Zaccaria, Malachia, Mosè e Abacuc. Moretto dipinse il lato destro con episodi dell’Antico Testamento: il Sonno di Elia, la Raccolta della Manna, l’Ultima Cena, gli Evangelisti Marco e Luca ed i profeti David, Geremia, Daniele, Aggeo, Michea ed Osea.
Romanino sfoggia un linguaggio sanguigno e fortemente espressivo, Moretto è sereno ed elegante.

Sull’altare maggiore è custodita la pala di Bernardino Zenale (1456- 1526) con la Deposizione di Gesù dalla croce, datata tra il 1504 ed il 1509, la quale ornò fin dall’inizio la cappella del Santissimo Sacramento.
Nel lunotto sopra si ammira l’Incoronazione della Vergine di Moretto, qui collocata in seguito ai restauri del 1882 che diedero alla cappella l’aspetto attuale.
Fuori vi sono due Angeli Adoranti di Alessandro Maganza (XVI- XVII secolo) e due opere di Giuseppe Nuvoloni con l’Adorazione dei Magi e le Donne al Sepolcro.

CRONOLOGIA DELLE TELE DI MORETTO E ROMANINO
Non sappiamo come i due pittori si divisero gli argomenti da trattare, forse Romanino, più anziano e quindi dotato di maggiore autorità, scelse per sè gli episodi del Nuovo Testamento, più vicini alla contemporaneità. Moretto si dovette quindi confrontare con l’Antico Testamento.
Il contratto prevedeva il termine dei lavori nel 1524, ma è probabile che in quell’anno fosse terminata solo la parte alta della cappella e che i lavori proseguirono invece per circa un ventennio.
Secondo una scansione cronologica diffusamente accettata le lunette dono databili al 1521-1523, i profeti al 1522-1524. In quegli anni gli spunti che influirono su Romanino furono molteplici: Tiziano, Lotto e Pordenone, che aveva conosciuto nel cantiere del Duomo di Cremona. Moretto è invece influenzato da Raffaello e dal colorismo veneto.
La parte bassa eseguita da Moretto appare addirittura manierista e si può spiegare con l’arrivo a Venezia di Vasari e di Francesco Salviati nel 1539 e con la conseguente eco del loro stile. La Raccolta della Manna e l’Elia potrebbero esser state realizzate nel 1543 e gli Evangelisti nel 1543- 1544.
Un discorso analogo si può fare per la parte bassa decorata da Romanino, collocando la Resurrezione di Lazzaro nel 1543 e gli Evangelisti nel 1544 come la Cena in casa del Fariseo. Durante questi anni Romanino supera una fase neomedievale e risente dell’arte di Savoldo, ma ha alle spalle anche le esperienze in Vallecamonica e a Trento, dove sfoggiò il suo estro anticlassico.

FONTI TEOLOGICHE
I soggetti dipinti dai due artisti sono accumunati dal tema eucaristico e furono selezionati dai committenti, come specificato nel contratto di allogazione.
Una delle fonti del programma eucaristico fu i Sermones Quadragesimales et de santis, 87 sermoni scritti dal domenicano Gabriele da Barletta, pubblicati per la prima volta nel 1497-1498 e ristampati nel 1521, anno dell’inizio dei lavori nella cappella. Un antico incunabolo dei Sermones, oggi conservato presso la biblioteca comunale di Barletta, fu stampato proprio a Brescia.
Il frate Gabriele per spiegare l’Eucarestia utilizzò, per esempio, l’immagine di Elia nutrito dall’angelo, come prefigurazione dell’ostia consacrata. La Resurrezione di Lazzaro in questo contesto simboleggia il passaggio dalla morte del peccato alla vita della grazia.
Le scene raffigurate dal Romanino potrebbero prendere spunto anche dalle visioni della bresciana Maddalena Migliorati, che più volte descrisse di vedere un Bambinello Gesù sopra la patera eucaristica.
Il significato generale dei dipinti della cappella rimanda alla Storia della Salvezza nella quale il Mistero Eucaristico, cioè che ostia e vino sono vera carne e vero sangue di Cristo, è al centro della Rivelazione.
Questa storia inizia dalle antiche voci dei profeti del Vecchio Testamento, che reggono ognuno un cartiglio dove sono riportate le parole che prefigurano la venuta del Cristo. Attraverso i vari episodi narrati si arriva all’Ultima Cena, durante la quale fu istituita l’Eucarestia. E ciò che unisce inizio e fine di questo percorso salvifico sono gli Evangelisti, che testimoniano parole e gesti di Gesù. 

CAPPELLA ORIGINARIA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO
Molti sono i documenti che si riferiscono ad una “Schola Santissimum”, oggi si direbbe confraternita, che ha lasciato un segno della sua vitalità nell’arte e nella fede con la costruzione dell’attuale cappella del SS. Sacramento.
Essa venne eretta lungo il lato nord, demolendo una cappella precedente, probabilmente dedicata al Crocifisso, ed era posta accanto a quella dedicata a San Carlo, che si trovava nell’absidiola a sinistra del presbiterio, dove oggi vi è l’organo.
Uno dei più antichi documenti è un atto notarile del 5 settembre 1545 che attesta come la Schola del Santissimo Sacramento potesse usare il vasto ambiente della cappella della Purificazione della Beata Vergine, in condominio con Schola appunto dedicata alla Purificazione.
L’epoca dell’atto notarile è anteriore al rifacimento della chiesa fatto nel XVII secolo con l’edificazione dell’altare della Madonna del Tabarrino.

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