Altare maggiore

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

La chiesa di San Lorenzo è famosa per la bellezza dei suoi altari a commesso marmoreo. Virtuosi disegni, colori e splendore sono la prima caratteristica che spicca nell’ammirarli.

Domenico Corbellini, oltre che progettista della nuova chiesa, è anche architetto d’altare e a lui si deve l’arredo sacro. Dolfin redige molto velocemente il contratto per la commissione dell’altare maggiore, che è datato nel settembre del 1752, solo un anno dopo l’inizio dei lavori di ricostruzione della chiesa. Paolo Bombastone di Rezzato è il lapicida chiamato ad attuare il progetto di Corbellini. Nel maggio del 1753 Bombastone si dichiara malato ed il lavoro passa nelle mani di Lorenzo Palazzi, che però muore nella primavera del 1754. L’incarico, quindi, viene assegnato ad un omonimo Lorenzo Palazzi e a Carlo Ogna. Nel novembre del 1754 l’altare fino al gradino dei candelieri è pronto ed il prevosto Dolfin risulta molto contento del lavoro tanto che in qualche modo vuole subito inaugurarlo dicendovi messa.

La parte alta verrà completata in seguito, per permettere al lapicida- gioielliere Giovanni Mariani e al mastro bronzista Carlo Ferrazzoli di completare le loro parti relative al tabernacolo. Il Dolfin va personalmente in varie città per scegliere le pietre dure più belle.
Una volta terminato, l’altare, che poggia su una gradinata gialla molto movimentata da linee che si uniscono creando archi e per questo viene detta mistilinea, sfoggia materiale di grande valore: marmo di Carrara, Giallo di Verona, Verde Antico, Diaspro di Sicilia.
Sopra di essa al centro vi è l’urna che raccoglie le reliquie dei santi vescovi bresciani Ottanziano, considerato l’antico fondatore della primissima chiesa di San Lorenzo, e Vigilio.

Sopra il piano orizzontale dell’altare, chiamato mensa, il fastoso tabernacolo interrompe la linearità del gradino, dove normalmente potremmo vedere posati degli alti candelieri. Il gradino è ornato da riquadri, chiamati specchiature, in lapislazzulo e diaspro, delimitati da cornici chiare e disposti in serie. Il centro di ogni altare è proprio il tabernacolo, come insegna Carlo Borromeo, perché li vi è l’Eucarestia, cioè l’Ostia consacrata durante la messa. Ed è qui che il prevosto Dolfin rivolge ai tabernacoli le sue attenzioni: li vuole di marmi preziosi ed ornati di pietre finissime e bronzi decorativi: lapislazzuli, diaspro di Sicilia e vari marmi rari. La porticina del tabernacolo mostra un Cristo benedicente ed è contornata da pietre dure e applicazioni in bronzo dorato. Sopra il Cristo Benedicente sale il corpo di un tempietto, costituito da quattro colonnine corinzie di diaspro e lapislazzuli, sormontato da un timpano triangolare e da un tamburo con statue. La calotta della cupola è fatta di squamette versicolore. Tra le colonnine corinzie sul fronte del tabernacolo vi è un bel crocifisso in rilievo incastonato tra bronzi dorati e gemme preziose.
L’ancona sullo sfondo ospita la pala del veronese Giambettino Cignaroli, raffigurante il martirio di San Lorenzo, datata al 1755 circa. La composizione obliqua, dai settecenteschi colori leggeri, pone sapientemente al centro il Santo, considerato patrono di cuochi e pasticceri, poiché venne messo a morte su una graticola arroventata. Nella precedente chiesa, ricostruita dal Dolfin, la pala d’altare era invece di mano dell’abile pittore bresciano Lattanzio Gambara, genero di Romanino. Ascoltiamo le parole del Faino, che la vide e la ammirò:

La pala d’altare è di mano del Lattanzio Gambara qual fu genero del Romanino, uomo famosissimo, nella quale vi è dipinto a olio il martirio della graticola, finto di notte. Cosa invero di molta considerazione e bellissima. Parimenti vi è tutto il coro di dentro e di fuori nella facciata alcuni quadroni ad affresco con storie dei detto Santo e alcune figure e storielle sempre a fresco con ronamenti di chiaro e scuro, il tutto fatto per mano del suddetto Gambara. Cose stupende e bellissime. 

Visita ora la Cappella della Madonna della Provvidenza, dove potrai ammirare un altro interessante altare ed un affresco caro alla storia di questa chiesa.

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