Altare di San Giovanni Nepomuceno

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

Giovanni di Pomuk, detto Nepomuceno, santo martire del segreto confessionale, fu gettato nel fiume Moldova per aver rifiutato di svelare i segreti che gli furono riferiti in confessione. E’ immortalato in questa splendida statua dal più valido scultore bresciano del Settecento, Antonio Calegari.

La bella statua in marmo raffigura il Santo del XIV secolo che, avendo rifiutato di rivelare al re Venceslao IV di Praga i segreti appresi durante la confessione, venne torturato e annegato. Fu canonizzato nel 1729 e subito divenne un martire caro ai canonici di San Nazaro, assidui praticanti del sacramento della confessione. Nacque la Congregazione dei Reverendi sacerdoti sotto la protezione di San Giovanni Nepomuceno, che commissionò altare e sculture.
Antonio Calegari lavorò alla statua dal 1750 al 1756; fu poi posizionata nella nicchia dell’altare nel 1762.
La possente figura è giocata su guizzi di luce e pause d’ombra ottenuti con il virtuoso trattamento delle superfici e dei panneggi delle vesti. Il Santo tiene in mano il crocifisso, sostenuto anche da un angioletto colto in un volo quasi acrobatico. In basso a destra un secondo angelo tiene in mano la palma del martirio e mette un dito sulla bocca, per indicare il segreto della confessione. Un terzo angelo è disteso e appoggiato sulla berretta del Santo. Testine di cherubini animano ulteriormente la composizione.
Le due sculture laterali, raffiguranti l’Umiltà (secondo alcuni si tratta della Fede) e la Fortezza (con la colonna) appaiono più mediocri e sono attribuite alla mano di Gaetano Dionisi.

L’altare che accoglie la statua di San Giovanni Nepomuceno è del Settecento, con belle colonne di breccia violacea, un timpano curvo spezzato ed uno più alto di forma triangolare. Volutelle di ottima linea affiancano la mensa dell’altare e richiamo quelle che sorreggono le due Virtù del Dionisi. Al centro della composizione architettonica si incastona la nicchia che accoglie la statua di San Giovanni.
L’idea di un altare composto come fosse il portale di un tempio fu importata a Brescia dall’architetto veneziano Giorgio Massari, attivo nella fabbrica della chiesa di Santa Maria della Pace. Gli autori dell’altare sono i fratelli rezzatesi Gian Francesco e Giacomo Scalvi, i quali avevano già lavorato proprio con il Massari. Essi realizzano l’altare tra il 1758 ed il 1759. Ma nel 1782 si decise di modificarlo per renderlo più sontuoso. Venne perciò chiamato Faustino Maggi che terminò il rifacimento in tre anni. L’altare che oggi ammiriamo è il risultato di questo intervento.

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