Altare di San Benedetto

DESCRIZIONE

DESCRIZIONE

L’altare è opera di Giovanni Carra ed era destinato ad ospitare una preziosa reliquia del Santo, donata da Montecassino, oggi conservata in Cattedrale.
Al centro spicca la statua di San Benedetto inginocchiato; dietro di lui, il fondale che mostra Montecassino con volo di angeli è di Sante Cattaneo.

Questo altare venne eretto su iniziativa dell’abate Orazio Barbisoni tra il 1646 ed il 1649 per ospitare la reliquia del braccio di San Benedetto, che il monastero di Montecassino promise in cambio del braccio di San Faustino.
E’ opera di Giovanni Carra, talentuoso artista barocco.

La reliquia di San Benedetto fu custodita nella Cattedrale mentre l’altare veniva realizzato e doveva poi esser portata in solenne processione nella chiesa di San Faustino, ma in realtà non abbandonò mai il Duomo. L’abate Barbisoni ottenne nel frattempo varie reliquie di Santi benedettini tra cui la mascella di San Placido, che andò a sostituire nel 1553 il famoso braccio mai giunto. Un’iscrizione sulla parete di fondo a destra ricorda l’opera del Barbisoni ed una a sinistra l’arrivo della venerabile reliquia di San Placido.

L’altare venne progettato e realizzato da Giovanni Carra, appartenente ad un’importante famiglia di scultori bresciani, che condizionò il gusto barocco locale del Seicento. Normalmente Giovanni operava con il fratello Carlo, ma l’altare di San Bendetto pare essere l’unica opera progettata e portata a termine individualmente.
La scritta posta sotto la statua di San Benedetto ricorda l’autore.
L’altare è giocato sull’alternanza di marmo nero e bianco, ottenendo un effetto di insieme elegante e scenografico. Il fronte della mensa è incorniciato da due angeli cariatidi, tipologia molto diffusa nel Seicento, i quali poggiano su elaborati piedistalli e reggono sul capo capitelli ionici. Lungo il basamento dell’ancona vi è il tabernacolo che presenta due colonnette in breccia, movimentando dal punto di vista coloristico l’apparato decorativo. Ai lati dell’altare salgono quindi due colonne tonde e una semiquadrata sul fondo, le quali danno senso prospettico all’insieme e creano una nicchia che ospita la statua di San Benedetto inginocchiato. Il fondale fu pitturato da mano antica e poi ridipinto da Sante Cattaneo con una veduta di Montecassino ed angeli in volo. La statua dal sapore manierista riprende un’usanza diffusa a Roma e importata dal mondo ellenistico e romano, che prevedeva il corpo nero e le mani ed il capo in bianco. Si notino la minutezza con cui è descritta ogni piega dell’abito e la serietà con la quale è reso il volto del Santo, abbastanza vivo e reale da far pensare ad un ritratto. Bellissimi i capitelli corinzi sui quali poggia la trabeazione aggettante. Il timpano spezzato presenta volute e dentelli. Al centro delle belle volute, su un dado, vi è lo stemma benedettino con la scritta centrale Humi/ li/ tas.

L’effetto emotivo- devozionale dell’intero apparato è tipico del XVII secolo, quando talvolta i gruppi plastici posti sugli altari traducevano teatralmente la storia sacra. Quindi, il Santo in preghiera è l’attore che si muove su uno studiato palcoscenico di marmo per intercedere per la salvezza dell’umanità.

RELIQUIARIO E PARETI
Il reliquiario, ossia il prezioso contenitore della mascella di San Placido, è a forma di tabernacolo, ornato dalla figura alata del Santo Spirito entro un sole raggiato, dal libro aperto con la regola di San Benedetto e dalle insegne abbaziali. Questa decorazione ha evidente intento celebrativo e didattico.
Intorno all’altare le pareti sono decorate con racemi, cartigli e quattro ovali con quattro personaggi effigiati a mezzobusto con la tecnica ad olio. I personaggi sono identificati da un cartiglio e dai loro simboli posti al di sopra o al di sotto e si tratta di Santi dell’ordine benedettino. In alto a sinistra vi è San Petronace, abate di Montecassino, ma longobardo nativo di Brescia, vissuto tra il 670 ed il 747 circa, e a destra Re Rachis (o Ratchis), principe longobardo, la cui famiglia venne accolta da Petronace nella comunità benedettina, aiutando la ricostruzione di Montecassino, danneggiato 150 anni prima proprio dal passaggio dei primi longobardi. In basso da sinistra troviamo Santa Tesia, moglie di Rachis che rifiutò la corona regale, quando col marito venne accolta nell’abbazia, e a destra Santa Ratruda, loro figlia.
Le pareti ai lati presentano decorazioni a monocromo grigio interrotte da due finte nicchie a monocromo dorato con le figure dei Santi abati Mauro e Placido e da scenette della vita di San Benedetto e di sua sorella Santa Scolastica nell’intradosso dell’arco.

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